25 marzo 2017: la terza dimensione.


Sull’Altare policromo della nostra piccola Chiesa campeggia il dipinto dell’Annunciazione. Opera del bravissimo pittore Domenico Mondo vissuto tra il 1723 e il 1806, proprio a cavallo del periodo in cui la cappellina di Santa Maria di Monserrato fu ampliata e divenne l’attuale Congrega sede dell’Arciconfraternita della Santissima Annunziata. Questa tela, appena restaurata e sapientemente illuminata dai confratelli, raffigura la Vergine Maria che riceve l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele: sarai la madre di Gesù, del Redentore.
Assistono alla scena vari angioletti e la Colomba, simbolo dello Spirito Santo.

L’Arcangelo Gabriele ha un’espressione molto dolce e molto rispettosa, sa che l’annuncio che porta è una notizia sconvolgente e sembra accostarsi a Maria con molta grazia, quasi per non intimorirla: la mano sinistra è poggiata sul petto, mentre quella destra si protrae verso la Vergine quasi a volerla rassicurare: il Signore è con te!
Maria ha lo sguardo basso e la sua timidezza traspare tutta dai lineamenti del volto incorniciato da una chioma fluente. A farci percepire il suo stupore è la posizione delle mani, spalancate e in un gesto a metà tra l’accoglienza e la difesa e il mantello che, a seguito del suo movimento, scende sulle spalle e si adagia sulle gambe.
Improvvisamente nella sua vita di giovane donna nazarena si materializza, ma di fatto irrompe, questa figura metafisica per annunciarle che avrebbe concepito e partorito il Figlio di Dio.
Nella sua postura c’è tutta la semplicità di un animo puro e genuino e io lo ammiro da oltre trent’anni. E’ la prima cosa che guardo entrando in Congrega e l’ultima a cui rivolgo lo sguardo quando vado via.
In tutti questi anni, osservando il quadro, mi sono chiesto come sarebbe stata la nostra Confraternita se al posto della tela dell’Annunziata ci fosse stata una statua raffigurante la Madonna e l’Arcangelo Gabriele così come campeggiano in tante Chiese e Sodalizi.
Si osservano, infatti, forme di devozione nei confronti delle statue che raramente esistono per le tele, eppure entrambe sono forme di rappresentazione di una fede profonda nei tempi e nelle anime delle nostre collettività.
In ambito confraternale, poi, ancora di più le statue muovono e smuovono le folle.
E allora mi chiedo: qual è la differenza tra una statua e un quadro?
In realtà possono essere tante, ma quella che salta all’occhio immediatamente è che al quadro manca una dimensione: la profondità. Entrambi hanno una larghezza e una altezza, ma solo la statua ha anche la terza dimensione: la profondità.
La profondità che manca agli occhi dei distratti è invece presente nella nostra tela, e con tutta la sua forza.
E’ la dimensione che tutti noi dobbiamo conoscere e avere. La profondità dell’Annunziata risiede in quella parolina che sembra scaturire dalle labbra di Maria e che Le ha cambiato la vita: “Eccomi!”.

“Eccomi” è la terza dimensione del nostro quadro, “Eccomi” è la risposta alle nostre domande, “Eccomi” è affidarsi a Dio e fare la sua volontà. “Eccomi” è essere parte attiva di un progetto, “Eccomi” è costruire insieme agli altri, “Eccomi” è accogliere, amare, “Eccomi” è pazientare, ascoltare, “Eccomi” è: io sono qui e sono qui per Te, grazie a Te e con Te!
Capita spesso a ognuno di noi essere in attesa di un annuncio, spesso anche senza saperlo e che ci cambia la vita o che potrebbe farlo e, come a un fastidioso operatore telefonico, rispondiamo: no, grazie non mi interessa!
Impariamo, invece, a vedere nella nostra tela la terza dimensione, impariamo a dire “Eccomi!” agli annunci sempre “uguali” e alle scomode “novità” con la certezza che il Signore troverà il modo di confortarci sussurrandoci dolcemente “Non temere, il Signore è con te!”.

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