Piano di Sorrento
3319265058
annunziatapiano@gmail.com

il Miserere

Il Coro del Miserere accompagna da sempre le processioni penitenziali del Giovedì e Venerdì Santo.

Lettera a un cantore del Miserere

MISERERE è il titolo con cui viene comunemente conosciuto il Salmo 51 (50 nella numerazione greca), che anima moltissime celebrazioni quaresimali in tutto il mondo cristiano.

Scritto in un momento di profondo pentimento dal Re Davide, nelle nostre processioni il Miserere è il canto con cui si implora il perdono di Dio e, proprio la sera del Giovedì Santo,  assume un valore molto “particolare”.

Nella notte in cui Gesù si è dato a noi sotto forma di “pane” e di “vino”, la processione che si muove dalla Congrega della Santissima Annunziata si apre con il Coro che canta l’inno “Genti Tutte”: un invito a “mangiare”, “adorare” e “ascoltare”. Segue avvolta nel profumo dell’incenso la “Parola di Dio”, il Vangelo, che è la nostra guida e la nostra fonte inesauribile. La Croce della Via Crucis apre lo sfilare dei Simboli della Passione, dall’agonia del Getsemani, al tradimento, dall’arresto alla tortura, dalla salita al Calvario alla crocifissione. L’ultimo dei simboli è il Tronco, rappresenta il momento della deposizione dalla Croce e apre la via al Miserere. 

A conclusione, dunque, del racconto della Passione, il cristiano prende coscienza dei suoi peccati e chiede perdono: Miserere… Pietа di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

Il Miserere, dunque, inserito all’interno della processione, ne rappresenta il cuore pulsante e a sua volta introduce la Fratellanza della Confraternita e i simboli dell’Ultima Cena. Finalmente purificati da ogni peccato possiamo accostarci con spirito “nuovo” alla Mensa del Signore rispondendo all’invito ricevuto in apertura dal Coro dell’Annunziata. Il “cerchio” si chiude e potremo dire, ciascuno di noi, di aver fatto la nostra processione, il nostro cammino penitenziale.

Forse non a tutti è noto il messaggio che una processione reca e queste righe hanno lo scopo di illustrarlo e di far capire a te, cantore del Coro del Miserere, l’importanza che hai all’interno della processione che non è affatto marginale.

Canterai la sete di perdono per il male fatto a Gesù, ma anche per tutto il male che ciascuno di noi compie ogni giorno, urlerai il bisogno di misericordia che il Padre non ci negherà e di cui abbiamo bisogno per essere sereni e riappacificati con Dio e il nostro prossimo.

Forse pensavi che partecipare al Miserere fosse qualcosa di più “goliardico”, beh, potrebbe anche essere e non ci sarebbe nulla di male, ma man mano che camminerai ti accorgerai che i tuoi passi diventeranno sempre più pesanti: saranno carichi dei peccati di tutti quelli che incontrerai e li porterai con te fino ai piedi della Croce il Venerdì Santo.

E’ una bella responsabilità che ora potrai affrontare con la giusta consapevolezza.

Il tuo “cammino” comincerà con la cerimonia di uscita della nostra processione che sarà animata dal Coro del Miserere nel Largo dell’Annunziata, un momento molto importante che affidiamo a te e a tutti i coristi, affinché con il vostro canto possiate creare il giusto clima di raccoglimento e preghiera.

Proseguirà con il capo coperto e lo sguardo basso di chi è consapevole del bisogno di perdono, per cui allo scopo di rendere ancora più “incisivo” il nostro messaggio vi invitiamo a indossare il cappuccio e, anche se creerà qualche difficoltà di carattere tecnico, siamo certi che saprete superarla brillantemente nel rispetto della funzione importantissima che svolgete in processione.

Quando lasciando la Congrega avrete tra le mani il “pane” e la “candela”, a ricordo del cammino “bianco” potrete essere soddisfatti e portare nelle vostre case ciò che abbiamo condiviso: “la fame di pane”, e ciò che ci aiuterà a vivere in pace: la luce di Dio!

Grazie di cuore per il “cuore” che ci metterai!

 

I cantori eseguono in latino il salmo 50 scritto dal Re Davide e di cui riportiamo di seguito la storia.

“L’anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Joab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: «E’ Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.
La donna concepì e fece sapere a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Joab: «Mandami Uria l’Hittita». Joab mandò Uria da Davide. Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Joab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una portata della tavola del re. Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide e gli fu detto: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». Uria rispose a Davide: «L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Joab mio signore e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io non farò tal cosa!». Davide disse ad Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Joab e gliela mandò per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Joab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Joab; parecchi della truppa e fra gli ufficiali di Davide caddero, e perì anche Uria l’Hittita.
Joab inviò un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le cose che erano avvenute nella battaglia e diede al messaggero quest’ordine: «Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, se il re andasse in collera e ti dicesse: Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall’alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech figlio di Jerub-Bàal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura? Tu digli allora: Anche il tuo servo Uria l’Hittita è morto». Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, riferì a Davide quanto Joab lo aveva incaricato di dire. Davide andò in collera contro Joab e disse al messaggero: «Perché vi siete avvicinati così alla città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall’alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech, figlio di Jerub-Bàal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura?». Il messaggero rispose a Davide: «Perché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città; allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dall’alto delle mura e parecchi della gente del re perirono. Anche il tuo servo Uria l’Hittita è morto». Allora Davide disse al messaggero: «Riferirai a Joab: Non ti affligga questa cosa, perché la spada divora or qua or là; rinforza l’attacco contro la città e distruggila. E tu stesso fagli coraggio».
La moglie di Uria, saputo che Uria suo marito era morto, fece il lamento per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’accolse nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.”

Nel corso dei decenni si sono alternate varie melodie: il “gregoriano” con la voce intonante, il “verdiano”, ispirato a quello di Giuseppe Verdi nel “Trovatore”, quello di Mons. Angelo Castellano e quello di Selecchi attualmente eseguito dal coro.

Miserere (in latino)

Miserere mei, Deus,
secundum magnam misericordiam tuam.

Et secundum multitudinem miserationum tuarum,
dele iniquiatatem meam.
Amplius lava me ab iniquitate mea:
et peccatto meo munda me.

Quoniam iniquitatem meam ego cognosco:
et peccatum meum contra me est semper.
Tibi soli peccavi, et malum coram te feci:
ut justificeris in sermonibus tuis,
et vincas cum judicaris.

Ecce enim in inquitatibus conceptus sum:
et in peccatis concepit me mater mea.
Ecce enim veritatem dilexisti:
incerta et occulta sapientiae tuae
manifestasti mihi.

Asperges me, Domine, hyssopo, et mundabor:
lavabis me, et super nivem dealbabor.

Auditui meo dabis gaudium et laetitiam:
et exsultabunt ossa humiliata.

Averte faciem tuam a peccatis meis:
et omnes iniquitates meas dele.

Cor mundum crea in me, Deus:
et spiritum rectum innova in visceribus meis.

Ne projicias me a facie tua:
et Spiritum sanctum tuum ne auferas a me.

Redde mihi laetitiam salutaris tui:
et spiritu principali confirma me.

Docebo iniquos vias tuas:
et implii ad te convertentur.

Libera me de sanguinibus, Deus,
Deus salutis meae:
et exsultabit lingua mea justitiam tuam.

Domine, labia mea aperies:
et os meum annuntiabit laudem tuam.

Quoniam si voluisses sacrificium,
dedissem utique:
holocasutis non delectaberis.

Sacraficium Deo spiritus contribulatus:
cor contritum, et humiliatum,
Deus, non despicies.

Benigne fac, Domine,
in bona voluntate tua Sion:
ut aedificentur muri Jerusalem.

Tunc acceptabis sacrificium justitiae,
oblationes, et holocausta:
tunc imponent super altare tuum virtulos.

 

Miserere (in italiano)

Pietà di me, o Dio,
secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà
cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Le mie colpe io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di Te, contro Te solo ho mancato,
quello che è male ai Tuoi occhi ho l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli, retto nei Tuoi giudizi. Ecco, io sono generato nella colpa,
concepito dagli ardori di mia madre.
Ma Tu vuoi la sincerità del cuore,
e nella mia notte,
mi fai conoscere la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò bianco ancor più della neve.
Fammi sentire letizia e gioia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli il Tuo sguardo da ogni mio peccato,
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me un cuore puro, o Dio,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla Tua presenza
e non privarmi del Tuo santo Spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato,
e lo spirito generoso mi sostenga.
Insegnerò le Tue vie agli erranti,
i peccatori a Te torneranno.
Liberami dal sangue, Dio,
Dio mia salvezza,
e la mia lingua esalterà la Tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra,
e la mia bocca proclami la Tua lode.
Poiché il sacrificio Tu non gradisci,
e, se offro olocausti,
non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato,
tu, o Dio, non disprezzi.
Nel Tuo amore fa grazia a Sion,
le mura rialza di Gerusalemme.
I sacrifici prescritti allora gradirai,
l’olocausto e l’intera oblazione:
allora immoleranno vittime sul Tuo altare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: