Piano di Sorrento
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Il Pane, la Croce, la Luce

Mons. Arturo Aiello

Opuscolo Settimana Santa 1993 – fonte: www.pianoincipit.com

Anche quest’anno ci metteremo in cammino. Le strade, le vesti, i simboli, i canti saranno quelli di sempre: sotto il cappuccio risentiremo il respiro di nostro padre, del nonno, del trisavolo che non abbiamo mai conosciuto e di tanti che dal fondo dei secoli ci hanno trasmesso questa santa tradizione. Speriamo di avere gli stessi cuori ferventi e compunti con cui essi, prima di noi, andavano cantando con le parole e il dolore di Davide: «Miserere!». 

Al tramonto o nella notte di Giovedì Santo, per continuare la intima e dolce atmosfera del Cenacolo dove Gesù si è consegnato ai suoi amici, andremo per le strade a raccogliere il grido della fame: fame di pane, fame di senso, di amore, di speranza. Passeremo di porta in porta a raccogliere domande per convogliarle là dove si danno risposte: le chiese dove, tra luci e fiori, si indica il Pane. «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo!». Le processioni del Pane ci attireranno, come per contagio, verso gli altari dove ogni fame trova il suo pane. Con le parole del profeta Isaia grideremo in silenzio: «Perché spendete soldi per ciò che non è pane? Venite, mangiamo! Venite, adoriamo!». 

Chi mangia il pane croccante dimentica la veglia del panettiere, il cigolare doloroso della macina sui chicchi, il pianto della spiga recisa, la morte del seme sepolto nel solco: non c’è pane senza dolore. I discepoli hanno ancora in bocca il sapore buono del pane della loro prima comunione, quando Gesù è catturato, processato, flagellato, crocifisso. Il Pane buono è impastato di lacrime e di sangue ed è cotto nel forno dell’Amore. 

Questa scoperta ci farà riversare per le strade più mesti, attoniti dinnanzi al mistero dell’amore che da la vita per gli amici. Al tramonto del Venerdì Santo sfileranno le processioni della Croce; con in mano un lampione (è sempre notte quando si soffre!), un «martirio», o portando sulle spalle l’immagine del Figlio morto o della Madre addolorata, passeremo per le strade rac contando una storia, anzi La Storia. La Storia di un Dio che per salvarci è venuto a soffrire e ha pagato per noi il prezzo della redenzione, nei vicoli e nei condomini passeremo a raccogliere dolore: tante madri si vedranno rappresentate e faranno compagnia alla Madre addolorata, tanti figli vedranno, nel Figlio, redento il loro dramma. Partiremo dalle chiese con un solo Cristo ed una sola Addolorata, ma, man mano, la processione si infittirà di croci e di dolori perché ancora oggi ed anche da noi Gesù continua a soffrire e a morire. «Prendete e soffrite — Egli dirà — questa è la mia Croce!» e molti Cirenei accetteranno di fargli compagnia mossi a compassione dalle lacrime di Maria e dalla dolcezza dello sguardo del Condannato. «Miserere» canteranno in tanti per farci ricordare che Pilato, Erode, Pietro, Giuda. il Centurione… siamo noi, ed io, sotto il cappuccio, versero lacrime di pentimento mentre un gallo annuncia che la Pasqua si avvicina. Poi il silenzio e ridonato alle’ strade e le vesti sono ammassate mentre andiamo via a occhi bassi per nascondere la commozione.

Sabato Santo sera, senza metterci in fila si svolge la terza processione. 

In chiesa, al buio, si accende una grande candela: «La luce di Cristo disperda le tenebre del mondo!». Il Pane Crocifisso ora prende ad ardere d’amore come una fiaccola ed invade le navate e i meandri del cuore: la fame e il dolore raccolti nei giorni scorsi sono trasfigurati e avviati alla gloria. Cristo Gesù è  risorto e capovolge la sorte dei condannali a morte. E’ Lui il Pane, è Lui il Crocifisso, è Lui la Luce. Mentre cantiamo il Gloria, sento gioire i nostri morti che agitano le loro croci come vessilli di vittoria e dai campanili sono pazze le campane. A noi, che abbiamo portato in processione il Pane e la Croce, Cristo dice: «Prendete e danzate, questa è la mia Luce!». Alleluia!   

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