Piano di Sorrento
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Appuntamento con il futuro

Mons. Arturo Aiello

Opuscolo Settimana Santa 1995 – fonte: www.pianoincipit.com

Come sempre fervono i preparativi: “c’è odore di processioni” dicono i cerimonieri e gli organizzatori riferendo non un detto “confraternitese “, ma annusando una reale fragranza composta da profumi primaverili mescolati a resine di croci e lampioni con un pizzico di muffa annidata in sacchi e simboli che tornano alla luce dopo un anno di austero letargo. 

Agli osservatori disattenti il frusciare delle vesti e il tintinnio degli incensieri d’argento, il fluttuare delle “bacchette” cerimoniali e l’ondeggiare del coro del Miserere, l’andirivieni dei dispacci e il cambio dei portatori delle statue, il farfugliare delle fiaccole e la triste teoria dei “martìri “, sono componenti standardizzate di un antico copione da recitare a memoria, ma non è così. Chi più da vicino sia attore o spettatore attento del fenomeno religioso “Processioni della settimana santa”, sa bene che, benché gli ingredienti siano per lo più quelli di sempre, un novum emerge imperioso ogni anno. Non potrebbe non essere così, dal momento che si tratta di una tradizione, termine che definisce non un reperto archeologico, ma un fenomeno umano radicato nel passato e proteso verso il futuro. Questo già solo ad una semplice lettura umana, ma quando si consideri l’aspetto religioso e, ancor più, di fede, la luminosità del futuro riverbera ben oltre l’eco della storia. Anche quest’anno un popolo si pone in cammino sulle “vestigia degli antichi padri ” non con un fare nostalgico, ma con un’ansia rivoluzionaria, non come residuo di un mondo al tramonto, ma come alfiere prealbare di un nuovo giorno. Sentiranno i giovani del ” Misererò”, i cantori/trici di questo o quell’inno, i cruciferi e turiferari, i priori e gli assistenti che la processione li spinge avanti con forza e non permette di attardarsi sul passato? I componenti delle bande musicali puntualmente assonnati tra l’uscita notturna e quella serale intoneranno lugubri marce funebri o danze tese a “svegliare l’aurora” come vuole il salmista? E i parroci che chiuderanno il corteo in compagnia dei governi avranno aria da funerale o occhi teneri di padri che portano i figli al fonte battesimale?

La tradizione delle Processioni, che pure si è sedimentata attraverso vari secoli, è una bandiera che abbiamo ricevuto e che dobbiamo trasmettere ad altri non come una memoria, ma come memoriale, termine propriamente eucaristico con cui si allude a un evento passato che si riattualizza nel presente e ci invita a guardare oltre.

Sia nelle processioni di impronta eucaristica del giovedì santo, sia in quelle penitenziali del venerdì, i credenti scoprono la fede cristiana come sovversiva rispetto ad ogni passato ed ogni presente e per questo si avviano. “Dove vai? “, mi sarà chiesto uscendo di casa al tramonto, nel pieno della notte o la sera di Parasceve. “Vado alla processione!”, ho ripetuto gli altri anni. Quest’anno dirò: “Ho un appuntamento col futuro!”. Anche le donne che andavano al sepolcro alle prime luci dell’alba con aromi e candidi lini avevano organizzato una triste processione rivolta al passato, ma restarono deluse perché l’evento della Risurrezione di Cristo sconvolse i loro piani invitandole a volturare al futuro il loro mesto pellegrinare: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui: E’ RISORTO!”. E si misero in cammino gioiose verso il sole nascente. Verso Cristo. Verso il futuro. 

Invano quest’anno cercherò di identificare il vuoto lasciato da don Alberto nelle processioni che per cinquant’anni ha promosso, animato, amato. Se fosse un ricordo, un andare al passato, avrei motivo di scorgere nel pallore della statua della Vergine abbrunata o sulle piaghe benedette del “Cristo morto ” un ulteriore supplemento di dolore per l’assenza di colui che sapeva commuoversi fino alle lacrime per il canto del “Calvario ” o del “Miserere “. Ma inutilmente cercherò questi segni di morte che lascio ai necrofili e agli uomini senza speranza. Quest’anno ho un appuntamento con il futuro. Don Alberto, come tutti i defunti, non è alle mie spalle, ma avanti a me: il 30 dicembre scorso mi è passato avanti. Di lui, come di Cristo, gli angeli dicono: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? “. “Non è qui nel passato, è risorto e vi precede nel futuro! “. Faccio fatica a convincermene, ma è così. E’ meraviglioso! Farò di tutto per esserci quest’anno all’appuntamento delle processioni: non ho nessuna voglia di restare indietro. Avrà l’aria compiaciuta e il sorriso largo dei giorni sereni, non sarà preoccupato per i capricci del suo grande cuore infartuato, le broccia aperte pronte a stringere i suoi figli, gli occhi luminosi…, il nostro don Alberto! Non lo cercate al solito posto, a fianco del Priore con la zimarra, il tricorno e il volto teso, non lo cercate in coda alla processione dove lo avete visto fino all’anno scorso. Da quest’anno sarà il primo, in capo al corteo che cammina verso il futuro della risurrezione o la risurrezione del futuro. Ci sarà insieme a tutti i nostri morti. Essi non attendono più, come noi, il futuro. Essi sono futuro.

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