Piano di Sorrento
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Velo di donna – donna di velo: Veronica

Mons. Arturo Aiello

Opuscolo Settimana Santa 2000 – fonte: www.pianoincipit.com

Movesi il vecchierel canuto e bianco…”    così Francesco Petrarca in un famoso sonetto fotografa un anziano che si mette in cammino verso Roma nell’Anno Giubilare 1350, 

“e viene a Roma, seguendo ‘l desio,

per mirar la sembianza di Colui

ch’ancor lassù nel del vedere spera”.

L’anziano pellegrino è diretto a Roma, afferma il poeta, non solo per lucrare la speciale indulgenza, ma anche per vedere il bianco lino della Veronica dove Gesù sofferente lasciò i lineamenti regali del suo dolore. Forse in San Giovanni in Laterano, come ancora oggi a Torino per la Sacra Sindone, in quell’anno c’era l’ostensione del velo della Veronica. Da secoli quella preziosa reliquia della Passione di Gesù è andata perduta. Irrimediabilmente? E’ possibile oggi rinvenirla dopo lunga ricerca storico-archeologica? Forse il movimento da formicaio che già da qualche mese si vive intorno alle sedi delle nostre confraternite ha come obiettivo la ricerca e il rinvenimento di quel sacro velo, come nel medio evo gli ordini cavallereschi cercavano il santo Gral? Cosa cercheranno le centinaia di pellegrini organizzati nelle processioni della prossima Settimana, cosa invocheranno i cori del Miserere o degli Inni? Quale la meta di così tanto, mai stanco andare? No, non posso credere che sia un procedere senza obiettivo, un semplice mostrarsi e mostrare oggetti su cui la patina del tempo ha lasciato colori e profumi di una fede perduta e fatta rivivere artificiosamente solo per qualche ora. Vuglio credere, con tutte le mie forze, che le processioni sono, particolarmente in questo anno del Grande Giubileo, una ricerca del volto di Cristo, ed anche ai più tiepidi tra i confratelli, voglio lanciare questa sfida: sei disposto a cercare con me il velo della Veronica?

Inutilmente nei racconti della Passione dei quattro Vangeli cercherai un fondamento biblico, la Veronica ti viene incontro nella VI stazione della Via Crucis come un dolce intermezzo nella violenta rappresentazione della follia deicida. E’ una donna (non può essere altrimenti, noi uomini, conosciamo dei gesti solo l’utilità!) che si stacca dalla folla, supera il cordone dei soldati, ed avvolge per un attimo il capo dolente del condannato in un panno di lino. Quando i soldati si voltano, avendo avvertito un fruscio di femminilità, è già scomparsa, divorata dalla calca, sparita con la sua preziosa reliquia. 

“Grazie, Donna, so che non puoi fare di più, ma è tanto caro il tuo gesto e gentile, che più leggera d’ora innanzi mi peserà sulle spalle la croce. Madre, sorella, figlia, amica…. chiunque tu sia, sia benedetta la tua memoria e permanga nei secoli! Mi è parsa rugiada il tuo velo sul viso bruciato da febbre e, sia pure un momento, ha fatto sparire le pene e la croce. Mi sono trovato bambino a giocare col velo di culla, sul dolce sorriso di mamma.”

“Veronica” prima di diventare nome proprio era nome comune che indicava il velo della donna su cui si impressero i lineamenti insanguinati del Redentore. Ad un attento esame, la parola appare composta da due termini: “vera” e “ikona”, dunque “vera immagine” di Cristo. Un messaggio cifrato che le antiche comunità cristiane ci hanno lasciato, quasi a dire “non cercate altre immagini di Cristo fuori di questa macchia scarlatta di sangue e di sputi!”. Nella “Veronica” c’è un atto di fede, un antico palinsesto che attesta che il vero volto di Cristo non è la dolce immagine del Natale, non il Maestro dominatore di demoni e tempeste, non il Gesù che abbraccia i bambini sullo sfondo di campi di grano, ma l’uomo dei dolori esperto del soffrire. Non so se il giovane incappucciato che in processione porta il velo-veronica sa queste cose e qualcuno gli ha spiegato che non le mille croci, non la colonna e la canna, nemmeno i chiodi ed il gallo raccontano del vero volto di Cristo come quel lino! 

“Non mi sono sposato e vergine termino i giorni sul legno di croce, eppure il tuo lino di donna mi reca il sapore com’era all’inizio, all’alba dei tempi quando Eva fu estratta da Adamo dormiente. Mi passano innanzi alla mente le donne vedute, gli occhi profondi e i profumi di maggio quand’ero ragazzo…. forse è questo frusciare di vesti, e asciugare il sudore dell’uomo conservandone il volto, il mistero dell’essere donna. Non altro. Grazie, donna, per questa leggera frescura di lino quasi carezza…”.  

Tento inutilmente di fissare il volto della donna, il suo profilo e gli occhi rigati di pianto, ella è tutta nel suo gesto di impavida dolcezza e in quel lino che i pennelli degli artisti pongono in primo piano come vera, unica fotografia di Cristo. Guardo quel lino e mi chiedo se fosse il velo strappato dal capo della donna, o il pezzo migliore di un corredo da sposa mai inaugurato. A tratti mi sembra ornato, “sfilato a gigliuzzo” nei bordi, o a intaglio con gigli e con rose, ma poi vi ravvedo lo straccio che le donne hanno sempre a portata di mano in cucina, profumalo di aglio e cipolle. Forse fu ricamato a lungo e in silenzio con punto a croce sul telaio della preghiera di un monastero di caste sorelle…. oppure taglialo a un lenzuolo ancora avvampato di baci e di amplessi. Quel lino era ciò che restava della vela di nave finita in un naufragio o tratto da una vecchia bandiera memoria del Regno di Davide quando Gerusalemme era libera? Ecco. quel lino è lo schermo su cui rivedo Abramo che parte, Isacco sgozzato sul monte, Giacobbe che lotta con Dio e l’Egitto, Mosé e la notte del grande passaggio! 

Ora che tu mi hai guardato e del Figlio hai avuto pietà, porta impresso nel cuore il mio volto di amore e dolore e sia questo lino pergamena del primo Vangelo. Scrivo in esso col sangue il mio cuore squarciato perché a tutti sia dato tornare alla casa del Padre. Lascio impresso sulle vegetali sue fibre il tramonto del Giovedì Santo, il sudore di sangue, il bacio di Giuda, gli schiaffi, gli sputi sul volto più bello dell’uomo, la corona di spine. mescolate le lacrime e il sangue. Prendi donna, questo volto di Re condannato e con esso fa il giro del mondo gridando: perchè non è amato l’Amore”.

L’antico girovagare delle Processioni della Settimana Santa quest’anno avrà l’obiettivo di rinvenire e mostrare il bianco lino di Veronica su cui, come su un quadro impressionista, sarà possibile riconoscere, adorare, baciare il Volto di Cristo. Non altrove. Veronica è la Chiesa che in questo Giubileo dell’anno duemila mostra a tutti i lineamenti insanguinati di Gesù Redentore. Così ieri. così oggi. Così sarà sempre.  

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