Piano di Sorrento
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Percorsi alternativi

Mons. Arturo Aiello

Opuscolo Settimana Santa 2002 – fonte: www.pianoincipit.com

Hanno convissuto per alcuni giorni sullo stesso grande tavolo i pastori del presepe e i simboli della Passione. Non c’è stato tempo di riporre i segni del Natale che già confratelli e cerimonieri si davano da fare nel tirare fuori lance e croci. Per alcuni giorni la statua di Gesù Bambino è stata poggiata su una delle mille croci e l’Addolorata in gramaglie porgeva il suo fazzoletto ricamato a se stessa, trent’anni più giovane, con il volto dolcemente assorto nel mistero del Natale. Ho provato un po’ di confusione, un certo disagio, come quando si ammassano sullo stesso tavolo foto di epoche diverse e mentre mi guardo irriconoscibile il giorno delle nozze, lo sguardo cade sull’ingrandimento che mi ritrae in vacanza con i bambini, quindi si sposta sulla foto ufficiale di Francesco, mio figlio, il giorno della sua laurea, l’ultimo giorno felice della sua vita, prima che gli venisse diagnosticato un carcinoma al cervello… Quest’anno l’ultimo baluardo del Natale, la festa della Presentazione al tempio di Gesù, (“La Candelora” dicono gli anziani), si è tirato dietro la Quaresima in pochi giorni e abbiamo dovuto fare tutti uno sforzo per passare dalle note dolci delle pastorali alle tonalità in minore degli inni di Passione o del Miserere. In fondo è il racconto detto stesso Mistero in quadri diversi, la stessa storia folle d’amore sulle prime nascosta nei vagiti di un Dio fatto bambino e poi nei rantoli affannosi del Cristo sulla Croce che morendo snida la morte. C’è una Provvidenza anche nel subitaneo cambio di scena, nello sfiorarsi tra Natale e Pasqua: vi leggo un invito a fare sintesi, a scoprire che ogni vita che nasce annuncia una morte, ogni morte che si pianga è prologo di vita e di festa. Stavo facendo queste considerazioni poggiando lo sguardo su pastori e martiri, quando il Priore ha decretato che “ad horas” scomparissero i segni del Natale, e in men che si dica il grande tavolo è stato liberato e chiodi e tenaglie, spugne e galli, denari e lanterne hanno occupato il posto di angeli e cornamuse, ceste di frutta e pecore madri. Uno dei problemi che occupa la mente di Priori e segretari, oltre il collegio dei cerimonieri ed il reperimento fondi per la banda e l’acquisto di nuovi lampioni, come ogni anno è la questione del percorso della Processione: un tragitto che varia di anno in anno e che riceve ritocchi a secondo dei lavori in corso, della “voce in capitolo” di questo o quell’amministratore, dell’annosa questione “centro antico-nuovi insediamenti”, della larghezza delle strade o della suggestione di certi scorci, slarghi, strettoie con portali in piperno dove i lampioni ripropongono la stessa scena di cento anni addietro e la luna piena disegna la stessa ombra infinita di un incappucciato sullo sfondo di un palazzo settecentesco addormentato. Interminabili riunioni si richiedono per la messa a punto del percorso definitivo diramato ufficialmente solo qualche giorno prima dai vari Governi e armonizzato e verificato al computer dal Corpo Vigili Urbani per fare in modo che le tre processioni coincidenti sul territorio comunale non abbiano a incontrarsi o a… scontrarsi! Forse in passato il percorso riceveva pressioni di carattere economico perché non si poteva non passare accanto al portone del ricco benefattore o dell’influente uomo politico, mentre oggi le variazioni nascono dalla “tentazione passerella” che fa privilegiare le strade grandi dove la gente si assiepa numerosa e la sacra rappresentazione riceve più lustro e applausi sia pure in silenzio. 

L’anonimo estensore di queste note che vede puntualmente accapigliarsi Priori e Assistenti, confratelli esagitati e consorelle rosse in viso quando si propone all’ordine del giorno la discussione del percorso della processione, che non può condividere la frase di rito con cui si chiude l’assemblea deliberante “si è sempre fatto così!”, che orecchia da decenni le vivaci diatribe, si è interrogato sulla possibilità di un ….percorso alternativo e qui offre il suo umile contributo. 

Il problema nasce malato (“inficiato” direbbero i giuristi!) quando ci si chiede “Dove vogliamo far passare la processione quest’anno?”. Una domanda posta in tal senso ci vede registi dell’evento, proprietari dello scorrere degli incappucciati in visita agli altari della Reposizione o in preghiera itinerante con le statue del Cristo Morto e della Madre Addolorata! Dovremmo invece ribaltare la domanda e chiederci “La Processione quest’anno dove vuole passare?”. Quando l’ho detto in assemblea molti hanno riso, qualcuno mi ha preso in giro e un anziano confratello mi ha gridato di rimando “Questa sì che è bella! Dunque la processione parla! Qui stiamo impazzendo… e voi l’avete mai sentita la voce della Processione?!”. Sono sprofondato nella sedia e la timidezza mi ha fatto tacere dietro il sipario del mio rossore. Eppure da quella sera mi tormenta la possibilità di un percorso alternativo non deciso da Priori e cerimonieri, ma indicato da Gesù stesso nella Via Crucis dei venerdì di Quaresima e negli altri momenti di preghiera: non è la Processione del Cristo Morto? E sia dunque Lui a scegliere il percorso! 

Due lampioni con il vassoio dei trenta denari lasciano il loro posto ad entrano in una traversa, come automi varcano la soglia di un cortile e salgono le scale, bussano ad uno dei tre campanelli. “Solo quando ho aperto la porta e mi si è parata davanti quella scena ho compreso di averti tradito, Peppe, amico di un tempo! Si può fare tanto male quando si ama tanto? Avrei potuto gridare, far precipitare per le scale quei tre incappucciati, ma restavo in silenzio guardando il prezzo dell’amico tradito. Perdonami, perdonami, anche se sono un Giuda!”. Stavo guardando la Processione dalla finestra quando hanno suonato alla porta. Ho dovuto aprire le due ante per far entrare la statua della Madonna Addolorata. I portanti l’hanno poggiata sul tavolo della sala da pranzo e, in silenzio, si sono ritirati nella stanza d’ingresso. “Sono sei mesi. Maria, che nessuno entra più in questa casa da quando è uscito Umberto mio figlio chiuso in una bara. Ho gridato più del giorno del parto fino allo spasimo, fino al silenzio. Ora sono una larva e tu vieni a ricordarmi che sono ancora una mamma. Vogliamo piangere insieme?”.

Un cerimoniere ansimante raggiunge il Priore gridando: “Hanno rubato la Madonna!”. “Non so come sia accaduto.. .seguivamo quelli davanti con le stanghe sulle spalle. Si è fatto silenzio assoluto, non sentivamo più nulla. Portavamo la statua della Madonna o era Lei che ci portava? Quando siamo usciti da quella casa (era sogno o realtà?) il fazzoletto bianco gocciolava come una fontana!”. 

In via Cermenna imbocchiamo una discesa senza smettere di cantare il Miserere, poi la via si fa sentiero tra sterpi e rovi. Sanguinano i piedi, ma la voce si fa più limpida e leggera: non abbiamo mai cantato così bene, neppure nella sfilata per il Corso Italia. Sento di essere voce di tutti i peccatori, di tutti i disperati di tutti i tempi. Da un albero pende il corpo di Giuda strozzato nel nodo del suo rimorso. Canto anche per lui il salmo di Davide perché la misericordia di Dio abbraccia ogni cosa, ogni evento e persona. Un raggio di plenilunio rischiara laggiù un corpo riverso di donna a lungo cercata. “Miserere”, intona il cantore e tutti gli andiamo dietro rendendo anche quella morte in estrema solitudine bella e umana. Soprattutto redenta.

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