Piano di Sorrento
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Stelle e lampioni

Mons. Arturo Aiello

Opuscolo Settimana Santa – fonte: www.pianoincipit.com

Hai mai trascorso una notte con un lampione?

Non sotto un lampione come un innamorato in lacrime perché tradito, ma con un lampione, in sua compagnia, magari in una notte di luna piena? Ti consiglio di farlo. Almeno una volta nella vita. Quando ti ho segnato nell’elenco dei portanti, ho visto luccicare i tuoi occhi e mi hai chiesto arrossendo: “Cosa mi fai portare quest’anno?” All’inizio della Quaresima si potrebbero scrivere lettere al Priore come quelle che compilano i bambini a Babbo Natale, cambiando solo il tempo verbale: i piccoli dicono “…vorrei che tu mi portassi…” e i partecipanti alle Processioni dovrebbero scrivere “Caro Priore, vorrei che quest’anno tu mi facessi portare…la lancia, il gallo, il vassoio con brocca e asciugatoio, la Croce della fratellanza…” e giù una sfilza di simboli che i cerimonieri conoscono a memoria anche nell’ordine di uscita. 

Mi ha fatto male la tua palese delusione quando, digitando sul PC dove c’è l’elenco dei partecipanti, al tuo nome è comparso sullo schermo un lampione con il numero 57. “Porterai il lampione numero 57 nella fila 23 a destra della colonna!”. Quando ho alzato gli occhi dal computer eri già sparito lasciando una scia di parolacce e mugugni come se ti fosse stato fatto il torto più grave del mondo. La Quaresima, già così colma di tensioni, è aggravata da episodi di incomprensione come questo vissuto con te e, benché io dovrei esservi abituato, mi lasciano ancora tanta amarezza. Insomma, Francesco, è proprio così degradante portare un lampione in processione? 

Ho pensato al lampione57 che ha rivisto la luce dopo il letargo di dieci mesi, alle mani commosse dei confratelli che dal sottotetto lo hanno trasportato in Congrega come preziosa alabarda, memoria di cento battaglie, a coloro che lo hanno lucidato, ai cerimonieri che hanno aperto la sua porticina con la stessa devozione con cui i preti sono soliti toccare quella della custodia, alla cera liquida che aspetta di consumarsi come sabbia nella clessidra segnando le ore della Processione, ai bagliori che crea dialogando con gli altri 99 lampioni… 

‘Ma smettiamola con questo romanticismo delle Processioni dove per voi tutto è importante, fiabesco racconto di fede…Ma vi accorgete che tante cose sono cambiate? Voi parlate una lingua che nessuno più intende! Se mi avessi assegnato una Croce o un martìrio sarei venuto in Processione quest’anno, anche se a Messa non vado da tempo…, ma un lampione è un inutile ornamento ora che le nostre strade sono arredate con i lampioni della “Neri ” che a Piazza Municipio, Piazza Cota o al Casale si accendono con le cellule fotoelettriche e rischiarano la notte fino all’alba e a Corso Italia sono così forti che fanno mezzogiorno alle dieci di sera! ” 

Non ti accorgi, Francesco, che Meta, Piano, Sant’Agnello sono paesi illuminati a giorno, ma non ci si conosce, non ci si riconosce per strada? Le insegne dei negozi, le luci e i fari della pubblica illuminazione sono foltissimi, ma non diradano il buio che ci portiamo dentro! Anzi ti dirò di più: è una luce… volgare, volgare come il trucco troppo marcato di certe donne che sembrano manichini, bambole senz’anima! 

Invece la luce discreta, umile, casta di un lampione non ferisce gli occhi, li accarezza, fa intravedere le cose e le persone in un alone di mistero, non spoglia e graffia, non incita a toccare, a stringere, a possedere, ma piuttosto a guardare da lontano, a rispettare, ad… adorare. 

Ho trascorso in passato molte notti con un lampione e ne ho riportato tanti insegnamenti, suggestioni, colori che appartengono alla mia anima e che vorrei diventassero patrimonio anche della tua vita. Chi porta un lampione reca il segno della luce che è Cristo, rivive il senso della candela battesimale, anticipa la liturgia del lucernario con cui inizia la Veglia Pasquale. Ricordo un anno in cui il lampione, a furia di guardare in alto per verificarne l’esatta postura e l’accensione, mi fece venire il…torcicollo! 

‘Io il torcicollo non voglio buscarmelo, preferisco quest ‘anno andare in giro con i miei amici a godermi le processioni come uno spettacolo. Lo sai, Priore, che a furia di guardare in alto si può finire in un fosso? Io preferisco guardare dove metto i piedi senza tutti i tuoi voli poetici e godermi la vita come capita. Tieniti il tuo lampione57 ed io mi tengo stretta la mia libertà. E guai a chi me la tocca! ” 

Forse non mi sono spiegato, Francesco, io benedico il torcicollo di quell’anno perché mi insegnò che la libertà non posso gestirla da solo, ma ho bisogno di guardare in alto, di rapportarmi con il cielo, con Dio, con ciò che è più grande di me e a Cui la debole luce del lampione mi richiama. Pensaci ancora un poco, Francesco, e non rifiutare la grazia di far parte di un popolo che con torce e lampioni cerca nella notte del dolore aspettando l’alba di Pasqua. Non ti lasciare abbagliare dalle luci potenti che ti chiamano, ti reclamano e ti schiavizzano mentre la piccola lampada del lampione ti indica un passaggio segreto verso la vera libertà che solo Gesù ti può dare. Alcuni mesi fa ho raccolto le lacrime di tuo padre che aveva visto sparire una ingente somma di denaro dal cassetto della sua scrivania…, non lo ha detto, ma gli ho letto negli occhi che non ha denunciato l’accaduto ai Carabinieri per timore che si scoprisse la verità. 

Francesco, tre anni fa agitavi un incensiere d’argento profumando il cammino delle Processioni, oggi fai fumare altre sostanze che ti annebbiano la vista del cuore… Due anni fa avevi ancora gli occhi puliti e cantavi il Miserere, oggi ne hai fatte di tutti i colori e non sai più piangere e riconoscerti peccatore. L’anno scorso io stesso ti consegnai, nella cerimonia d’uscita, il vassoio con i trenta denari e dopo pochi mesi tu hai tradito tuo padre e la sua fiducia e sei diventato Giuda per lui: “Colui che mangiava il mio pane alza contro di me il suo calcagno”! Francesco, quello che devi fare fallo presto! 

Il lampione57 non è stato assegnato ad altri. Ha atteso Francesco fino all’ultimo. “Tutto a posto? Possiamo procedere anche quest’anno?” ho chiesto al primo Cerimoniere quando già la banda musicale aveva intonato l’inno e i tamburi rullavano impazziti. “Tutto in ordine, Priore, manca solo il lampione57 a fianco alla Colonna, fila 23”. Ho chiamato inutilmente sul telefonino di Francesco: non era raggiungibile mi ripeteva la voce femminile della Tim. Dopo un primo moto di rabbia, mi sono risoluto. Ho consegnato bastone e mantellina al primo Assistente, ho abbassato il cappuccio sul volto e ho smesso di essere il Priore. Ho imbracciato il lampione57 e mi sono portato nella fila 23, a destra della Colonna. Una notte intera con un lampione, come tanti anni fa. “Non per me, Gesù, compio questo sacrificio, ma per Francesco perché ritrovi la luce e per suo padre perché ritrovi suo figlio!” Palpita la lampada filtrata dai vetri verdi del lampione in questa notte buia e chiama le stelle che si accendono ad una ad una per il cielo di un giovane troppo illuminato e povero di stelle. Le guardo e sorrido sotto il cappuccio. Le guardo e piango. “Siamo tornate -mi dicono- chiamate dalla luce del tuo lampione, dalla voce della tua preghiera! Siamo tornate -sussurrano occhieggiando- un po’ in ritardo come le rondini dopo un inverno troppo rigido ad annunciare una primavera che sembrava perduta!”. “Buona Primavera!” sussurrano le stelle. “Buona Pasqua!” rispondono i lampioni.

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